Per le associazioni e società sportive dilettantistiche (ASD e SSD), la gestione e l’utilizzo degli impianti sportivi – come il campo da calcio o la palestra – rappresentano una componente fondamentale della vita associativa.
Tuttavia, è spesso fonte di dubbi la natura fiscale dei corrispettivi pagati dai tesserati per l’utilizzo del campo:
si tratta di un’attività decommercializzata o di una prestazione commerciale soggetta a IVA e tassazione IRES?
⸻
1. La base normativa
Due norme definiscono il perimetro della decommercializzazione:
- Art. 148, commi 3 e 4, del TUIR
Esclude la natura commerciale per le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali nei confronti di soci, associati e tesserati, anche se verso pagamento di un corrispettivo specifico.
- Art. 4, comma 4, DPR 633/1972 (IVA)
Stabilisce che non costituiscono operazioni imponibili ai fini IVA le prestazioni rese agli associati o tesserati in conformità alle finalità istituzionali dell’ente.
In entrambi i casi, non conta quanto si paga, ma chi paga e per quale finalità: deve trattarsi di attività sportiva dilettantistica resa ai propri tesserati.
⸻
2. Il discrimine: chi partecipa e per quale scopo
Un’attività è decommercializzata se:
1. È svolta nei confronti di associati o tesserati dell’ente;
2. È direttamente collegata all’attività sportiva dilettantistica riconosciuta;
3. Il corrispettivo rappresenta una quota di partecipazione all’attività sportiva, non un prezzo di mercato.
La legge non richiede che la quota corrisponda ai costi effettivi dell’attività: ciò che conta è che la prestazione rientri nella vita sportiva dell’associazione e non assuma le caratteristiche di un servizio commerciale aperto a terzi.
⸻
3. Il caso pratico: la partita settimanale di calcetto tra tesserati
Prendiamo il caso della ASD Calcio Insieme, affiliata a una Federazione o Ente di Promozione Sportiva, con tesserati regolarmente iscritti.
Ogni settimana, un gruppo di tesserati si ritrova per una partita di calcetto interna, versando una quota di 10 euro per contribuire ai costi di gestione del campo.
- Tutti i partecipanti sono tesserati dell’ente;
- L’attività è direttamente connessa alla pratica sportiva dilettantistica;
- Il pagamento rappresenta una quota per l’attività sportiva calcio, non un corrispettivo di mercato.
In questo caso, l’attività è decommercializzata.
Non si tratta di “affitto campo”, ma di allenamento o attività preparatoria rivolta ai tesserati.
Non sussiste un rapporto economico di tipo imprenditoriale, bensì una manifestazione della normale attività sportiva interna.
⸻
4. Il parallelismo: il tesserato che frequenta la palestra
Un esempio analogo è quello del tesserato che paga una quota mensile per accedere alla palestra dell’ASD, anche senza istruttore.
Se la palestra è utilizzata per la pratica sportiva dilettantistica personale, la quota è un corrispettivo specifico istituzionale, e quindi non commerciale.
È un’attività di allenamento o mantenimento fisico, parte integrante dell’attività sportiva dell’ente.
⸻
5. Ma l’ASD o SSD deve svolgere effettiva attività sportiva
Affinché queste attività restino decommercializzate, è indispensabile che l’ente:
- partecipi a competizioni ufficiali, campionati, tornei o manifestazioni organizzate dall’organismo sportivo di affiliazione (Federazione, EPS o DSA);
- svolga allenamenti organizzati e programmati;
- promuova l’attività sportiva di base e la formazione dei propri tesserati.
Solo così l’attività sportiva interna (come la partita di calcetto o l’uso della palestra) può essere considerata funzionale e preparatoria alla pratica sportiva dilettantistica riconosciuta.
Se invece l’ente si limitasse esclusivamente a mettere a disposizione l’impianto ai tesserati senza sviluppare una vera attività sportiva, rischierebbe la riqualificazione dell’attività come commerciale.
6. Le parole contano
Quando si parla di utilizzo del campo o della palestra da parte dei tesserati, è fondamentale prestare attenzione al linguaggio utilizzato nei documenti interni, nelle ricevute e nella comunicazione verso i soci.
Espressioni come “affitto campo” o “noleggio impianto” richiamano un rapporto di tipo commerciale e possono indurre l’Amministrazione finanziaria a ritenere l’attività di natura imprenditoriale.
Al contrario, è molto più corretto utilizzare formulazioni come:
- “quota per attività sportiva calcio”,
- “allenamento interno tesserati”,
- “quota di partecipazione all’attività sportiva”.
Queste espressioni mettono in evidenza che si tratta di una parte dell’attività istituzionale dell’ente sportivo, resa ai propri tesserati nell’ambito della pratica sportiva dilettantistica, e non di un servizio commerciale offerto al pubblico.
7. Conclusione
La partita settimanale di calcetto tra tesserati non è un “affitto campo”, ma un allenamento interno, parte integrante dell’attività sportiva dilettantistica dell’ente.
Le quote versate dai tesserati sono corrispettivi specifici per l’attività sportiva e non assumono natura commerciale.
Tuttavia, affinché l’attività mantenga la natura decommercializzata, l’ASD o SSD deve effettivamente svolgere l’attività sportiva dilettantistica riconosciuta: partecipare alle competizioni, organizzare allenamenti e promuovere la pratica sportiva tra i propri tesserati.
Solo in questo equilibrio tra allenamento, partecipazione e finalità sportiva si conserva la piena decommercializzazione prevista dalla normativa fiscale.